Il nuovo partigiano di Berardo Taddei

Ho trovato su il libro "La gavetta", di mio suocero Berardo Taddei la seguente poesia.

Il nuovo partigiano

Eri nell’officina tetra,

nell’immenso campo,

nella fonda miniera,

sulla cattedra del sapere,

    schiavo, indomito e fremente,

    nel carcere fonte di lotta aspra,

quando volontà ancor più malvagia

scagliò fratelli contro fratelli.

I tuoi piedi calpestarono con pena

le erbe fresche e vive, le foglie secche,

la polvere, la neve e il viscido fango.

I tuoi occhi videro gli uccellacci

dell’orrenda morte,

le palpebre arrossate dalla disperazione

di uomini donne e bimbi,

le spoglie disseminate come covoni

nei campi di sterminio o appesi agli alberi

come spaventapasseri.

Torrnasti solo, con la carne lacerata

la casa devastata.  Ed or ti ergi come allora

indomito e sereno, perché molti, perché tutti

si uniscano nella pace.

Perché gli occhi non vedano più orrendi strazi,

le orecchie non ascoltino più gemiti e boati,

i piedi non calpestino tombe e frumento,

le spalle non portino distruzione e morte.

  Candide colombe

seguano  il canto del trattore,

 che traccia il fondo solco della vita,.

e accompagnino stormi gai di bimbi

in giardini sempre verdi,

come la speranza, come la pace.

Berardo Taddei     (8 Gennaio 1952)