Riassunto della relaz. biografica dei fratelli Corrà

Riassunto della relazione biografica per la causa di beatificazione dei fratelli Flavio e Gedeone Corrà

Mio cugino Augusto Tebaldi, (1920-2001) ha scritto la citata relazione per il processo, in atto, di beatificazione dei due fratelli. –

Augusto, conobbe Flavio nel 1939 e dopo aver superato la maturità si iscrissero alla facoltà di matematica e fisica presso l’università di Padova, ma, subito dopo, frequentarono la scuola allievi ufficiali. Nel 1943, 8 settembre, avvenne l’occupazione della penisola da parte dell’esercito germanico.

Dopo la costituzione della Repubblica Sociale fascista Flavio e Augusto passarono nelle file della Resistenza. Vennero successivamente catturati in date diverse, e si ritrovarono nel campo di concentramento di Bolzano dove trovarono l’altro fratello di Flavio, Gedeone. Furono poi, tutti e tre, deportati “in quella vera e propria bolgia infernale che fu il campo di eliminazione di Flossemburg”. Prosegue poi il Tebaldi: “Ma ciò che eleva la mia stima e vera e propria devozione e venerazione è il ricordo della condotta che i fratelli Corrà hanno tenuto in prigionia”.

Le più spaventose esperienze non intaccavano minimamente il morale dei due fratelli. “Posso testimoniare afferma il Tebaldi- che essi salirono il loro calvario senza voltarsi indietro, animati da una Fede viva e pietà profonda, nella quale si erano nutriti nelle file dell’Azione Cattolica”. Racconta poi il Tebaldi, dei famigerati kapò, delinquenti comuni, che garantivano, con i manganelli, lo svolgimento della vita quotidiana.

I loro discorsi si concludevano immancabilmente con: “Siete sterco… passerete tutti per il camino”. Proseguivano, poi, con aberranti bestemmie. I due fratelli allora alzavano il capo e guardavano, quasi per sfida, i kapò e “muovevano leggermente le labbra e rispondevano con giaculatorie …sentii Flavio prosegue il Tebaldi- far eco alle bestemmie con un sommesso “Dio se benedetto…benedetto il suo santo nome…

…Non conobbero l’odio, ma solo l’amore e la solidarietà verso i compagni e il perdono cristiano verso i carnefici…. Conobbero lo spasimo, il lungo patimento che crea una continua vigilia di morte, che porta quasi ad un progressivo, lento staccarsi dell’anima dal corpo.

Il rosario sommessamente recitato era la loro forza. Un giorno mentre stavano spingendo un carro carico di cadaveri verso il forno crematorio, Flavio riuscì a sfilare dagli zoccoli di una vittima, dei lacci. Se ne servì poi, facendo dei nodi, a trasformarlo in una rudimentale corona…con l’anima illuminata dalla Fede vedevo una creatura angelica che parlava direttamente con Dio…

…Flavio e Gedeone –scrive il Tebaldi- sentivano la presenza di Dio così viva in loro, che parevano trasfigurarsi…in certo senso vivevano sopra l’umano, serenamente disposti a morire.

I deportati erano ormai ridotti a pelle e ossa…La fame, fino a un certo punto, era un tormento dello stomaco, dopo diventava un’ossessione della mente. Di notte molti nel sonno masticavano, quasi tutti sognavano di mangiare.…

Erano diventati animali affamati, tanto che rubavano il misero pasto ad altri compagni, e questo provocava risse furibonde. …Flavio e Gedeone erano vicini a me e, come me, angosciati testimoni. Si guardarono un momento, poi Flavo fece alcuni passi avanti, offrì la sua fetta di pane al compagno derubato…Gedeone, poi, divise in due pezzi la sua razione e la diede a Flavio.

I due fratelli spesso tentavano di convincere alcuni loro disperati compagni che la vita terrena è un mezzo, non il fine, ed insegnare loro perché si vive, perché si muore. Questa superiore serenità derivava dalla fermissima Fede religiosa, dal loro riposare nelle imitazioni del Cristo, dal loro attendere il premio della vita terrena…

Prosegue il Tebaldi che quando già si intravedeva il sole della pace…in quella terra durissima, impastata di lacrime, cenere e sangue…i nomi di Flavio e Gedeone tornarono tra i primi nella mia mente annebbiata nel mio animo sconvolto, perché avrebbero ben meritato di vivere quel giorno. Ma le loro anime erano già salite nel grigio celo di Flossemburg come fiammelle per unirsi al fuoco di Dio, donde erano discese…

Mio cugino Augusto, termina la sua relazione con una preghiera: “Flavio e Gedeone, voi che siete vicini a Dio, vi prego, intercedete affinché gli uomini imparino che è importante non vivere, ma convivere e amarsi, pregate Dio affinché i popoli risolvano eventuali problemi combattendo con le armi della pace e della solidarietà universale. Amen-
Il Tebaidi termina con una dichiarazione: Il sottoscritto dichiara, sul proprio onore, rispondente al vero quanto da lui esposto ed è pronto a confermarne il contenuto in qualsiasi sede.

Bruno